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La richiesta di Holzmann di commissariare il partito a Bolzano sarebbe del tutto farneticante, se non provenisse proprio da lui, il quale si vanta ad ogni occasione dei suoi 40 anni di esperienza in politica. Non si comprenderebbe per quale motivo si debba arrivare a commissariamento, a meno che non vi siano sotto le solite mire personalistiche e arriviste dello stesso. Ciò si deduce da...
una serie di ragioni logiche. La perdita di uno dei co-coordinatori comporta che debba essere fatta una nomina in sostituzione. Perché parlare di commissariamento? Il partito si reggeva su due persone, non su una sola. Di solito si commissaria quando le cose non funzionano, e a Bolzano, a parte la sua pervicace volontà di imporre a tutti i costi la sua figura, e quindi essere lui stesso la causa dei problemi del PDL, una coordinatrice c’è. Basta nominare l’altro. Peraltro la coordinatrice sta tentando di risolvere i problemi creati da Holzmann stesso, tanto da proporre finalmente le nomine del coordinamento e delle liste per le comunali per far funzionare a pieno ritmo il partito in vista dell’importante appuntamento elettorale di maggio, ma a differenza di quanto avrebbe fatto Holzmann, tenendo conto di tutte le anime del PDL, holzmaniani compresi i quali sono stati inseriti sia nei quadri del coordinamento sia nelle liste elettorali, proprio al fine di non creare, o meglio, non amplificare le rotture invece create e coltivate da Holzmann. Lui infatti si è sempre espresso candidamente, anche in pubblico, per l’allontanamento dal partito di chi non la pensa come lui. Così fece nel 2005, escludendo dalle liste chi non era allineato - non con il partito, ma con la sua persona - così dichiarò al congresso di An che perse contro Urzì – “se vinco io, non farò prigionieri!”; così tentò, senza riuscirci - ma anzi rimettendoci poi - di fare nel 2008 cercando in tutti i modi di allontanare Biancofiore. Un vero e proprio epuratore dei cattivi, che sono ovviamente tutti quelli che si permettono di alzare la cresta contro di lui, perché solo lui ha ragione, solo lui può fare il sindaco, solo lui può guidare il partito. Siamo alle solite allora: così come fece per l’MSI prima e per AN poi, i problemi anche nel PDL li crea solo lui, non accettando di non essere condiviso, di essere totalmente al di fuori della linea del partito locale. Un vero e proprio culto della personalità e della autosufficienza della sua persona per tutto il partito, non serve nessun altro. La conferma viene proprio da lui: chiede il commissariamento non tanto per qualche fondata ragione – obiettivamente da un punto di vista logico non ve ne sono - ma solo perché vuole essere nominato lui commissario e poter così avere campo libero nelle nomine, nelle liste e in definitiva nelle epurazioni. Complimenti, in una terra ove non servono divisioni, lui riesce a raggiungere esattamente l’obiettivo contrario: dividere dividere dividere. |